| Cosa c'è di nuovo in PTA?!? | |
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There are no translations available. Da un'esperienza amatoriale e/o semi-professionale, ad una direttamente imprenditoriale... perché? Da una parte il grande stimolo dovuto all'adesione al piano di agevolazioni promosse dall'ex Sviluppo Italia, Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa oggi ribattezzata "Invitalia", dall'altra, la maturata consapevolezza che dietro ogni progetto artistico-creativo si celi un'impresa a livello embrionale: ogni idea è potenziale fonte di business; il vero problema è capire chi debba amministrarlo e trarne i maggiori benefici!!! Inutile dire che in un mondo sempre più arido di idee, conforme e conformato, in cui ogni cosa sembra essere già stata creata, la creatività attira l'ingordigia dei maggiori responsabili del prosciugamento dell'immaginazione (politici di professione, funzionari di partito... non sembra di cantare la celeberrima "Canzonette" di Edoardo Bennato?!?) nello stesso modo in cui la carcassa di un'antilope attrae l'allegro e disordinato svolazzare di stormi d'avvoltoi! L'artista ha dunque la necessità di difendere l'essenza stessa del suo quieto esistere con l'unica carta ancora da giocare: l'impresa, ovvero lo stesso piano operativo dei suoi principali detrattori, per affermare l'idea di cooperazione, di condivisione e di collaborazione. Eppure impresa vuol dire principalmente profitto, causa di tante contraddizioni che affliggono il nostro pianeta: l'idea di doverlo perseguire come obiettivo primario è senz'altro sconcertante e fonte di perplessità ma, se è vero che la persona fa la differenza, siamo pronti a sottoscrivere l'ultimo avamposto della solidarietà economica, dell'onestà professionale, caposaldo dell'idea di ripartizione diffusa: etica e profitto, un punto di vista largamente condiviso e promosso a chiare lettere da Banca Etica, e dalla parte meno corrotta degli operatori dei mercati internazionali. L'etica, o, per dirla in altre parole, la questione morale, l'onestà, la correttezza, lo spirito di cooperazione, baluardi dell'espressione creativa, imperativi categorici del buon artista (non del mestierante), estesi ad un campo di difficile applicazione come il commercio. No, non siamo niente di simile ad un'organizzazione no-profit e non abbiamo la pretesa di volerlo diventare: impresa vuol dire impresa e non ci vogliamo nascondere dietro un dito... affrontare responsabilmente e consapevolmente una missione importante, rispettando i diritti del lavoro, l'ambiente, le disposizioni in materia di sicurezza e di igiene, ma, soprattutto, cercando di creare opportunità professionali, di assecondare la crescita di individui capaci di proposte culturalmente impegnate, e così via: pure e semplici dichiarazioni d'intento?!? Non lo crediamo! L'impresa musicale e di spettacolo è uno strumento di comunicazione importante, un medium altamente specializzato che deve strutturalmente puntare all'acquisizione di prestigio e notorietà per potersi assumere la responsabilità di trasmettere i valori di cui è portatrice, per stabilire una propria identità culturale e aggredire i mercati con la consapevolezza di essere lì non soltanto per vendere, ma per consegnare un proprio messaggio. Se al giorno d'oggi questo genere di impresa punta diffusamente e sostanzialmente ad impiantare un generico "qualcosa nel posto del niente", ovvero a colmare i vuoti che artisti rinunciatari hanno irresponsabilmente disseminato nei loro mercati di riferimento, con ogni genere di soperchieria, banalità e castroneria che l'advertising ed il marketing riescano ad assimilare e fare propria. Puntiamo più in alto: restituire, nella società del business, il business alla cultura e la cultura al business, in linea con lo statuto di Medieval Wedding Consortium di cui siamo stati creatori, fondatori e promotori. |
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